Mauro Corona ad Amatrice con il CAI [17 giugno 2017]

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Mauro Corona
Segni particolari: bandana da pirata in testa, completo da cacciatore di velluto, un buon bicchiere di rosso
Passioni: la scultura nel legno, scrivere e dormire in baita, camminare nel bosco, arrampicare

Citazioni dai suoi libri
“Si può vivere con poco, quasi niente, considerando quel poco quasi troppo.
….hai mai visto un libro di sconfitte sulle scalate? Nessun alpinista, e ne conosco a centinaia, ha scritto delle sue sconfitte, sono tutti arrivati in cima: neve, barbe incrostate di ghiaccio, assideramenti, fatiche, piedi congelati ma alla fine ognuno ce l’ha fatta. Per questo mi piacerebbe leggere un libro di scalate con il titolo: Non sono arrivato in cima. Non ce l’ho fatta! È solo attraverso fallimenti e sconfitte che s’impara a vivere, che si cresce davvero” (Quasi niente, 2017).
La montagna, la natura, il Vajont, la gente secondo lui
(dal libro Confessioni ultime, 2013)
“Dalla vetta non si va in nessun posto, si può solo scendere”.
“Dentro di noi, nel meccanismo del Dna, c’è la presenza della natura, E’ l’uomo stesso che contribuisce a dare un valore alla natura…Non si può vivere solo di meccanismi, di computer, perché l’uomo si raffredda, perde l’entusiasmo, l’esuberanza, la voglia di vivere”.
“ Ormai Erto non esiste più, noi nasciamo a Erto, ma l’ertano non esiste più, gli ertani sono uomini uniti, le case del paese vecchio erano legate come un grande rosario. Ci si passava una tazza di zucchero, la polenta, si facevano anche baruffe…Non c’è più stato niente. Si nasce a Erto, ma non siamo più ertani. Ci hanno ucciso tutti. Uccisi due volte, i morti veri e i morti morali…Ai miei figli posso dire che c’è stato il Vajont, ma come fanno loro ad avere quel dolore? Lo registrano come una notizia e diranno: “Duemila morti, ma chi erano?”. Il Vajont finirà così. E allora, per salvare la memoria, bisogna proporre cose utili”.

Mauro Corona è nato a Erto (Pordenone) nel 1950. Ha scritto molti libri, favole e raccolte di racconti, anche se ha iniziato la sua vita di scrittore tardi, a 47 anni. Tra i mestieri più umili, ha fatto il cavapietre. Conosce come si lavora con le mani e quanto sia importante nella vita di un uomo saper fare con le mani. Scolpisce opere di legno, Cristi e Madonne, ma anche figure femminili che sembrano avvitare l’anima della natura in un’unica forma. Da sempre gli piace arrampicare, lo puoi trovare ancora sulle falesie di Erto. In quasi tutte le sue opere, specialmente nelle prime, si staglia il dramma della diga del Vajont, dove è stata la mano famelica dell’uomo a contribuire al disastro e alle migliaia di morti. Il Vajont diventa simbolo del male che l’uomo può causare quando non sa far pace con la natura.
I suoi scritti piacciono, come pure il suo personaggio tuonante e mai genuflesso verso il potere di turno: puntualmente i suoi libri arrivano in vetta alle classifiche e Corona viene intervistato in tv. Ha vinto nel 2011 il premio Bancarella con La fine del mondo storto. Tra storie di monti, boschi, laghi, piccoli trattati educativi, libri per bambini e favole allegoriche, ci perdiamo volentieri sui sentieri della sua bibliografia.

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